
Franco Furia ha presentato così la poesia di Daniela Marialinda Arciprete
Avvicinarsi ad un autore e parlare della sua poetica ci porta a volte a considerare noi stessi
Al chiedersi, come avrei reagito io davanti ai pensieri al mondo che i versi ci aprono svelandosi.
È una domanda alla quale non c’è risposta in quanto il mondo del poeta è personale, un mondo del quale noi che leggiamo, afferriamo solo la parte simbolica non riuscendo tante volte ad entrare nella parte intima che è il vero fulcro della poesia di Daniela Marialinda Arciprete.
Allora, quando io leggo una sua poesia, penso ad un quadro visto prima da lontano, giocato con la voce dipinto con echi di parole e che si svela, mostrando i suoi dettagli man mano che la lettura diventa attenta, che insieme alla voce si colgono le sfumature, le metafore l’ironia intelligente che tante volte contraddistingue i suoi testi. Man mano cioè che noi ci avviciniamo …
Allora ci accorgiamo che le parole e le frasi sono slegate in modo solo apparente, tanto che ogni verso vive anche da solo perso però in un intreccio complesso che dona continuità di “suono”
Incontriamo una lettura che si apre come un ventaglio che disegna il suo mondo nascosto.
Daniela Marialinda Arciprete fa sua l’affermazione di una grande poetessa polacca premio nobel per la letteratura - Wislawa Swymborska - dove si afferma che chiunque in un momento emozionale è in grado di scrivere una poesia, ma che poetare alla fine non è essere poeti .
--- tante sono le poesie che mi hanno colpito in questi anni di intima collaborazione dove oltre alla scrittrice ho ammirato la donna e la sua forza generosa .
Ne cito alcune …
“ Di che taglia porti le mani “ una poesia di un amore per il figlio delicata e sofferta che mostra una madre che vede il tempo passare e di questo è felice.
“Sulla punta di Green” il cui l’incipit è stato giudicato tra i più belli pubblicati in rete
“Ed è lì / sull’incrocio di quei mari / che ho creduto / per un attimo / che sarei invecchiata al sole …“
Che è risolutivo di una parte di sé, dove passato e presente si fondono in dolore e senso di perdita, mai però di rassegnazione
O la struggente “ Madre “ dedicata alla figura di sua madre ma che contiene un triplice significato simbolico e dove nell’ultima strofa si ha la fusione tra questa simbologia
“… annuso il profumo / intenso /di questa rosa / essiccata fra le pagine / paglierine per gli anni / io / che sono madre / e sarò terra”
Un cammino lungo quello di Daniela Marialinda Arciprete, che si è affacciato al sociale, al disagio, che ha visto e mi ha fatto vedere le cose con un occhio fotografico ( un’altra sua grande passione )
Dove ho capito e colto i suoi silenzi straripanti di voci e che ogni sua strada non “porta a” ma “arriva a” lasciando chi ascolta o chi legge a pensare .
26 marzo 2009
Avvicinarsi ad un autore e parlare della sua poetica ci porta a volte a considerare noi stessi
Al chiedersi, come avrei reagito io davanti ai pensieri al mondo che i versi ci aprono svelandosi.
È una domanda alla quale non c’è risposta in quanto il mondo del poeta è personale, un mondo del quale noi che leggiamo, afferriamo solo la parte simbolica non riuscendo tante volte ad entrare nella parte intima che è il vero fulcro della poesia di Daniela Marialinda Arciprete.
Allora, quando io leggo una sua poesia, penso ad un quadro visto prima da lontano, giocato con la voce dipinto con echi di parole e che si svela, mostrando i suoi dettagli man mano che la lettura diventa attenta, che insieme alla voce si colgono le sfumature, le metafore l’ironia intelligente che tante volte contraddistingue i suoi testi. Man mano cioè che noi ci avviciniamo …
Allora ci accorgiamo che le parole e le frasi sono slegate in modo solo apparente, tanto che ogni verso vive anche da solo perso però in un intreccio complesso che dona continuità di “suono”
Incontriamo una lettura che si apre come un ventaglio che disegna il suo mondo nascosto.
Daniela Marialinda Arciprete fa sua l’affermazione di una grande poetessa polacca premio nobel per la letteratura - Wislawa Swymborska - dove si afferma che chiunque in un momento emozionale è in grado di scrivere una poesia, ma che poetare alla fine non è essere poeti .
--- tante sono le poesie che mi hanno colpito in questi anni di intima collaborazione dove oltre alla scrittrice ho ammirato la donna e la sua forza generosa .
Ne cito alcune …
“ Di che taglia porti le mani “ una poesia di un amore per il figlio delicata e sofferta che mostra una madre che vede il tempo passare e di questo è felice.
“Sulla punta di Green” il cui l’incipit è stato giudicato tra i più belli pubblicati in rete
“Ed è lì / sull’incrocio di quei mari / che ho creduto / per un attimo / che sarei invecchiata al sole …“
Che è risolutivo di una parte di sé, dove passato e presente si fondono in dolore e senso di perdita, mai però di rassegnazione
O la struggente “ Madre “ dedicata alla figura di sua madre ma che contiene un triplice significato simbolico e dove nell’ultima strofa si ha la fusione tra questa simbologia
“… annuso il profumo / intenso /di questa rosa / essiccata fra le pagine / paglierine per gli anni / io / che sono madre / e sarò terra”
Un cammino lungo quello di Daniela Marialinda Arciprete, che si è affacciato al sociale, al disagio, che ha visto e mi ha fatto vedere le cose con un occhio fotografico ( un’altra sua grande passione )
Dove ho capito e colto i suoi silenzi straripanti di voci e che ogni sua strada non “porta a” ma “arriva a” lasciando chi ascolta o chi legge a pensare .
26 marzo 2009
