il 30 gennaio presso il Palazzo dell'Umanesimo latino a Treviso Daniela Marialinda Arciprete ha presentato il libro di poesie di Rossella Cavallarin.
“COME L’ACQUA”
"Una rosa che le assomiglia,
comunque una …
come a parlar di solitudine. " (pag.14)
Parto da qui a leggere il sentimento che porta Rossella Cavallarin a scrivere le sue poesie altro non sono che lettere, appunti di viaggio, pensieri che hanno un loro preciso destinatario ... Rossella ha trovato un modo di comunicare
Certo dalle sue poesie trapela il dolore, ma un dolore pacato, diffuso ma soffuso, che fa parte di lei, ma non è una sua sofferenza
Mi ha colpito questo non parlare quasi mai di sé, del proprio stare male, ma del rimpianto per ciò che sua figlia non farà, non vedrà in questo risiede il dolore, che si traduce in un immenso indescrivibile amore
Eppure la sofferenza c’è, ma non è quella a dover esser cantata
Rossella ci racconta della luce di Pamela (fuochi d’artificio, brillanti, …. una vita di grano/ e tutto il sole che gli gira attorno, … /il verso chiaro della luce)
Il suo personale star male è invece solo una zona d’ombra (pg .67) e allora mi spiego il perché di molte parole usate, parole magari un po’ desuete, che però non stonano nel pur attuale linguaggio e nell’assoluta mancanza di formalismo nella suddivisione dei versi che Rossella utilizza
Mi riferisco a termini come “figliola” “preziosa” (pg.44-47) “creatura soave” (pg.35) ” Profumatissimo esaltante colorato e bellissimo bocciolo “ (pg 43)
sono parole che per loro intrinseca forza non hanno bisogno di spiegare di più cosa c’è di più tenero profumato e bello ed indifeso di un bocciolo di rosa
e Rossella questo bocciolo ogni tanto lo posa fra le sue righe … e non servono molte altre parole … poi ci sono quei silenzi … quegli slash … lì il pensiero si perde … e anche la voce viene a mancare, si crea una tensione forte che quasi sempre si scioglie in parole pregne d’amore
Da ultimo il titolo “Come l’acqua”
acqua salata, amara … il pianto, ma anche il mare … grande, bello, in cui confondersi e l’acqua dolce della pioggia, della fontana - come nella foto di copertina scattata da Pamela l’acqua come grembo materno in cui, per eccellenza, si fonde l’amore indissolubile che permea ogni verso
Treviso - dicembre 2008
"Una rosa che le assomiglia,
comunque una …
come a parlar di solitudine. " (pag.14)
Parto da qui a leggere il sentimento che porta Rossella Cavallarin a scrivere le sue poesie altro non sono che lettere, appunti di viaggio, pensieri che hanno un loro preciso destinatario ... Rossella ha trovato un modo di comunicare
Certo dalle sue poesie trapela il dolore, ma un dolore pacato, diffuso ma soffuso, che fa parte di lei, ma non è una sua sofferenza
Mi ha colpito questo non parlare quasi mai di sé, del proprio stare male, ma del rimpianto per ciò che sua figlia non farà, non vedrà in questo risiede il dolore, che si traduce in un immenso indescrivibile amore
Eppure la sofferenza c’è, ma non è quella a dover esser cantata
Rossella ci racconta della luce di Pamela (fuochi d’artificio, brillanti, …. una vita di grano/ e tutto il sole che gli gira attorno, … /il verso chiaro della luce)
Il suo personale star male è invece solo una zona d’ombra (pg .67) e allora mi spiego il perché di molte parole usate, parole magari un po’ desuete, che però non stonano nel pur attuale linguaggio e nell’assoluta mancanza di formalismo nella suddivisione dei versi che Rossella utilizza
Mi riferisco a termini come “figliola” “preziosa” (pg.44-47) “creatura soave” (pg.35) ” Profumatissimo esaltante colorato e bellissimo bocciolo “ (pg 43)
sono parole che per loro intrinseca forza non hanno bisogno di spiegare di più cosa c’è di più tenero profumato e bello ed indifeso di un bocciolo di rosa
e Rossella questo bocciolo ogni tanto lo posa fra le sue righe … e non servono molte altre parole … poi ci sono quei silenzi … quegli slash … lì il pensiero si perde … e anche la voce viene a mancare, si crea una tensione forte che quasi sempre si scioglie in parole pregne d’amore
Da ultimo il titolo “Come l’acqua”
acqua salata, amara … il pianto, ma anche il mare … grande, bello, in cui confondersi e l’acqua dolce della pioggia, della fontana - come nella foto di copertina scattata da Pamela l’acqua come grembo materno in cui, per eccellenza, si fonde l’amore indissolubile che permea ogni verso
Treviso - dicembre 2008
Daniela Marialinda Arciprete
